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venerdì 24 maggio 2013

disegni......

Disegno fatto a mano.Prossimamente arriveranno anche degli altri

mercoledì 20 marzo 2013

RIP

 Morto il capo della polizia Il 24 febbraio era stato operato d’urgenza al San Giovanni di Roma per la rimozione di un ematoma cerebrale. Era uno dei vice di Gianni De Gennaro all'epoca del G8 di Genova, nel 2001, a cui però non partecipò. Nel luglio 2012, dopo le condanne definitive dei poliziotti per le violenze alla scuola Diaz, disse: "Questo è il momento delle scuse" Oggi si è spento Manganelli Antonio il direttore del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno.Quest'uomo è stato un grande uomo chiedendo scusa per tutto quello accaduto a Genova durante il G8 nel 2001 alla scuola Diaz dove dei manifestanti hanno subito violenze da degli agenti di Polizia. QUESTE SON LE SUE PAROLE NELLA LETTERA CONSEGNATA ALLA SIGN.RA ALDROVANDI "È giunto il momento di farvi avere le nostre scuse e quando e se vorrà sarei felice di incontrarla nuovamente". Onore si fa a quest'uomo che ha da sempre adottato polso fermo con i responsabili di quell'episodio, ma che ha avuto polso fermo e deciso anche a livello della lotta alla criminalità organizzata........... Tralascio tutto il resto porgendo le più sentite condoglianze alla Famiglia Manganelli. !!!RIP!!!!!

sabato 16 febbraio 2013

32º Reggimento genio guastatori alpino

Il 32º Reggimento genio guastatori alpino è un reparto dell'Esercito Italiano con sede a Torino. Dal luglio 2012 il comandante è il colonnello Ovidio Esposito, mentre il comandante di battaglione è il maggiore Gianluca Dello Monaco. Storia Nasce come 32º Battaglione il 1º dicembre 1940 a Civitavecchia, presso la scuola guastatori fondata dal colonnello Piero Steiner, incorpora la 3ª Compagnia "Folgore" e la 4ª "Uragano. Partecipa alla seconda guerra mondiale e il 14 gennaio 1941 è inviato a Tripoli dove partecipa agli eventi della campagna del Nord Africa, alle dipendenze del 1º Reggimento Speciale Genio. Il reparto è il primo di questa specialità ad entrare in linea di combattimento. Il 15 agosto 1941 lo stato maggiore dell'esercito sancisce la costituzione del battaglione, attribuendogli la denominazione 32º battaglione guastatori genio, con centro di mobilitazione, il Deposito del 5º reggimento genio a Villa Vicentina. Sul fronte Africa settentrionale segue le sorti dell'Armata Corazzata Italo Tedesca e la conseguente sconfitta di El Alamein; già prima di questa battaglia il 32º viene sciolto e i 70 superstiti passano al 31º, comandato dal maggiore Paolo Caccia Dominioni. Il 31º, dopo sei mesi di lotta, depone le armi il 13 maggio 1943. Il 32º viene ricostituito il 1º settembre 2002 come battaglione alle dipendenze della Brigata Alpina "Taurinense", l'unità incorpora la compagnia guastatori "Taurinense" e il 24 settembre 2004 il battaglione diventa reggimento. Onorificenze Nella sua storia il 32º Reggimento genio guastatori alpino ha meritato le seguenti onorificenze alla bandiera:[2] Alla bandiera Medaglia d'argento al valor militare Medaglia di bronzo al valor militare Descrizione generale Attiva 1º dicembre 1940 ad oggi Nazione: Regno d'Italia Italia Alleanza: N.A.T.O. Servizio: Regio esercito Esercito Italiano Tipo: Genio Ruolo: Truppe da montagna Guarnigione/QG: Caserma Cavour (Torino) Patrono: Santa Barbara Motto: "Fino alla fine" dal 2007 Anniversari: 4 dicembre Santa Barbara Patrona del Genio

domenica 20 gennaio 2013

LA STORIA DEL 2° REGGIMENTO GENIO PONTIERI

Il 2° Reggimento Genio Pontieri venne costituito a Piacenza il 1° gennaio 1883 con la denominazione di 4° Reggimento Genio (Pontieri). Alla sua costituzione concorsero il 1° ed il 2° Reggimento Genio, ciascuno con una compagnia treno e 4 compagnie pontieri, eredi questi ultimi delle tradizioni dei “Pontieri d’Artiglieria” del risorgimentale 1° Reggimento d’Artiglieria. Il 2° Reggimento Genio cedette inoltre la 14° compagnia lagunari, di stanza in Venezia. Fino al 1915 i Pontieri non parteciparono ad alcuna operazione bellica ma prestarono valida opera di soccorso in occasione di calamità naturali. In particolare, intervennero: - nel 1885 sull’Adige e sul Tevere; - nel 1886 a Mortizza (PC), sul Po; - nel 1888 ancora sull’Adige; - nel 1889 sul Reno; - nel 1894 sul Reno e sul Tevere; - nel 1903 sul Livenza; - nel 1905 a Dolo, Treviso, Ponticelli d’Ongina, Vicenza, Monselice, Coldiero, Legnago, Padova, Cerea, Bagnolo e nelle zone terremotate della Calabria; - nel 1907 sul Po a Piacenza e sul Tevere a Roma; - nel 1910 a Casamicciola; - nel 1915 nelle zone della Marsica devastate dal terremoto. Nel maggio 1915, all’entrata in guerra, il Reggimento mobilitò dodici compagnie pontieri, tre compagnie lagunari e quattro sezioni da ponte per cavalleria. Nel corso della guerra i Pontieri parteciparono a tutte le operazioni di forzamento dei corsi d’acqua, dall’Isonzo al Piave, ben meritando la menzione del loro tributo di valore e di sangue nel testo della motivazione della medaglia d’oro concessa all’Arma del Genio (“…. gettando per ogni ponte una superba sfida al nemico ….. “). I Pontieri concorsero inoltre, dopo Caporetto, al ripiegamento della 3^ Armata dall’Isonzo al Piave con il gittamento di ponti sul Torre e sul Tagliamento. Verso la fine della guerra le compagnie lagunari vennero portate a otto e si distaccarono dal 4° Reggimento Genio (Pontieri) per costituire l’8° Reggimento Lagunari. Nel 1919 quest’ultima unità venne sciolta e riassorbita dal 4° Reggimento Genio (Pontieri) che, il 1° aprile 1920, assunse la denominazione di Reggimento Pontieri e Lagunari del Genio. Il 15 maggio 1933, dopo varie trasformazioni e ripetuti cambiamenti ordinativi, il Reggimento si sdoppiò dando vita ad un Reggimento per Ponti Leggeri (il 1° Reggimento Pontieri con sede a Verona) ed uno per Ponti Pesanti (il 2° Reggimento Pontieri con sede a Piacenza). Entrambi furono strutturati su due Battaglioni di tre Compagnie ciascuno. Negli anni ’30, per le esigenze belliche delle operazioni in Africa Orientale, il Reggimento si trasformò varie volte costituendo anche compagnie speciali. Nel corso della seconda Guerra Mondiale i Battaglioni Pontieri presero parte alla campagna sul fronte Greco-Albanese nelle operazioni di forzamento della Vojussa, del Pitoni, del Cormos e del Calamai e, in varie occasioni, vennero impiegati come fanti. In particolare, nella difesa di Borgo Tellini i pontieri della 7^ e 8^ compagnia costrinsero alla resa 300 attaccanti nemici. Il I° e IX° Battaglione Pontieri si distinsero nelle operazioni sul fronte Russo insieme ai primi scaglioni delle truppe italiane assegnate al C.S.I.R. ed affluite in Russia dal luglio all’agosto 1941. Il forzamento del Dnieper nel settembre del 1941 venne condotto durante una notte di intenso lavoro e dopo un trasferimento di circa 400 Km. compiuto in dodici ore su strade pressoché impraticabili. Il passaggio venne assicurato mediante il ripristino di un ponte nemico di zattere lungo ben 1300 metri, in gran parte distrutto e ripristinato in esercizio per più di venti giorni sotto il fuoco d’artiglieria e le continue incursioni aeree nemiche. L’8 settembre 1943, in seguito agli avvenimenti determinati dall’armistizio, il 2° Reggimento Pontieri venne sciolto. Il 15 dicembre 1949, per effetto del dispaccio SME n. 3120/Ord./I del 29 novembre 1949, fu ricostituito secondo un ordinamento misto che comprendeva: - Comando di Reggimento; - Plotone Comando Reggimentale; - I° Battaglione Pontieri su due compagnie; - I° Battaglione Ferrovieri su due compagnieP.M.S. (Ponti Metallici Scomponibili); - Compagnia I.E.F. (Esercizio Linee Ferroviarie); - Compagnia Parco. Nel 1950, anno in cui il Reggimento gittò per la prima volta a Venezia il “Ponte del Redentore”, venne costituito il Laboratorio reggimentale e la compagnia A.R.P. (Addestramento Reclute Pontieri). Dopo altri mutamenti ordinativi, il 1° marzo 1953 il II° ed il III° Battaglione Genio Pontieri. Il 4 novembre 1953, nel corso di una solenne cerimonia nella Piazza dei Cavalli in Piacenza, la Bandiera di guerra del Reggimento venne decorata della Medaglia d’Argento al Valor Civile per l’opera di soccorso prestata nel Polesine due anni prima. Nel 1957 il Reggimento, dopo l’ottimo piazzamento (2° e 3° posto) dei suoi scafi al raid Pavia-Venezia, prese parte per la prima volta al Campionato Italiano Motonautico, classificandosi al termine, al 2° e 3° posto. Il 1° gennaio 1954 il I° Battaglione Genio Ferrovieri ed il Laboratorio Pontieri divennero autonomi, distaccandosi dal Reggimento. Nel novembre-dicembre 1966 il Reggimento prestò la sua opera di soccorso in Toscana per l’alluvione provocata dallo straripamento dell’Arno, meritando un attestato di pubblica benemerenza. Il 6 settembre 1974, nel quadro del riordinamento dell’Arma del Genio, il I° Battaglione Genio Pontieri venne contratto a Quadro assumendo la denominazione di II° Battaglione Pontieri (Quadro) mentre il II° Battaglione Genio Pontieri di Legnago rimase in vita assumendo la denominazione di I° Battaglione Genio Pontieri. Il Reggimento era quindi strutturato su: - Comando di Reggimento (Piacenza); - Plotone Comando Reggimentale (Piacenza); - I° Battaglione Genio Pontieri (Legnago); - II° Battaglione Genio Pontieri Quadro (Piacenza); - III° Battaglione Genio Pontieri (Piacenza). Il 22 settembre 1992 anche il 1° Battaglione Genio Pontieri di Legnago divenne autonomo alle dipendenze della Regione Militare Nord-Est. Nel 1997 il Reggimento passò alle dipendenze del Raggruppamento Genio in Udine, successivamente denominato "Brigata Genio", ed assunse la fisionomia che possiede tuttora. Per ampliare il quadro di conoscenza sul 2° Reggimento Genio Pontieri si suggerisce di vedere le immagini nelle pagine sottoindicate: - Attività di Bonifica da ordigni esplosivi (EOD) - Impiego operativo del Reggimento in Kosovo ed in Pakistan - Attività sportiva nel settore dalla Motonautica - Interventi a favore della popolazione civile.

La missione ISAF in Afghanistan

La missione ISAF in Afghanistan
La missione ISAF della NATO in Afghanistan svolge attività di supporto al Governo afghano nel mantenimento della sicurezza, sia attraverso la conduzione di operazioni militari secondo il mandato ricevuto, sia attraverso il contributo ad azioni umanitarie e di ricostruzione. Il contingente italiano è schierato nella regione di Herat, con 3.952 unità. Durante la missione ISAF hanno perso la vita 52 componenti del contingente italiano, di cui 31 in seguito ad attentati o conflitti armati. informazioni aggiornate a venerdì, 26 ottobre 2012 La missione ISAF (International Security Assistance Force) è stata costituita a seguito della risoluzione ONU n. 1386 del 20 dicembre 2001. Inizialmente l'attività della missione era limitata al mantenimento, nell'area di Kabul, di un ambiente sicuro a tutela dell'Autorità provvisoria afghana e del personale ONU presente nel Paese. Successivamente la risoluzione ONU n. 1510 del 2003, ha autorizzato l'espansione delle attività della missione anche al di fuori dell'area di Kabul. Attualmente ISAF ha il compito di condurre operazioni militari in Afghanistan secondo il mandato ricevuto, in cooperazione e coordinazione con le Forze di Sicurezza afgane ed in coordinamento con le Forze della Coalizione, al fine di assistere il Governo afgano nel mantenimento della sicurezza, favorire lo sviluppo delle strutture di governo, estendere il controllo del governo su tutto il Paese ed assistere gli sforzi umanitari e di ricostruzione dello stesso nell'ambito dell'implementazione degli accordi di Bonn e di altri rilevanti accordi internazionali. La missione collabora con l’Assistance Mission dell’ONU (UNAMA). (vedi Afghanistan e Pakistan ). Dall'11 agosto 2003, ISAF è guidata dalla NATO ed è la prima missione militare extraeuropea dell'Alleanza Atlantica dopo che il vertice di Praga del novembre 2002 ha stabilito, nell’ambito di un approccio globale per la difesa contro il terrorismo, che le forze dell’Alleanza possano intervenire anche fuori dall’area dei Paesi membri qualora i suoi interessi lo richiedano. ISAF comprende 130.386 militari (Fonte NATO – 6 gennaio 2012) appartenenti a contingenti di 49 Paesi. Il contributo maggiore è fornito dagli Stati Uniti (90.000 unità), seguiti dal Regno Unito (9.500), dalla Germania (4.818), dall’Italia (4.000), dalla Francia (3.916 unità)[1], dalla Polonia (2.475), dalla Romania (1.876), dalla Turchia (1.845), dall'Australia (1.550) e dalla Spagna (1.488). Comandante della missione dal 18 luglio 2011 è il generale USA John R. Allen. Alla stabilità del Paese contribuiscono inoltre circa 180.000 soldati dell’Esercito nazionale afgano (Fonte NATO – 6 gennaio 2012). Nel Vertice NATO di Lisbona del 19 e 20 novembre 2010, si è deciso il ritiro delle truppe entro il 2014, quando le forze afghane avranno verosimilmente assunto il totale controllo della sicurezza sul territorio. Tuttavia, il processo di transizione avverrà gradualmente sulla base delle reali condizioni del paese, che non verrà abbandonato a se stesso; è previsto, infatti, che parte delle truppe restino anche dopo la data limite fissata. A tale proposito il generale Allen, in una lettera inviata al personale militare e civile in occasione dell'assunzione del comando della missione ISAF, ha indicato quali condizioni essenziali per il completamento del processo di transazione nel 2014 la piena cooperazione e il coordinamento con i partner afghani, sia governo sia forze di sicurezza. Lo svolgimento della missione ISAF è articolato in cinque fasi: la prima fase ha riguardato l’attività di analisi e preparazione; la seconda fase ha avuto l’obiettivo di realizzare l’espansione sull’intero territorio afgano, in 4 distinti stages che hanno riguardato in senso antiorario le aree Nord, Ovest, Sud ed Est; la terza fase è volta a realizzare la stabilizzazione del Paese; la quarta fase riguarda il periodo di transizione; la quinta fase prevede il rischieramento dei contingenti. La missione ISAF si trova attualmente nella sua quarta fase, quella di transizione. L’Italia, che partecipa alla missione dal gennaio 2002, è stata inizialmente impegnata a Kabul. Dal giugno 2005 ha assunto il comando della regione di Herat (a ovest del Paese), che comprende le province di Badghis, Ghowr e Farah, oltre a quella omonima di Herat. Il contingente italiano è costituito da personale delle Forze armate, della Marina Militare, dell'Aeronautica Militare, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di finanza. La componente aerea del contingente è stata rafforzata dal 2007 ed ha in dotazione velivoli AMX, per assicurare al contingente nazionale un maggior livello di sicurezza e protezione, velivoli senza pilota Predator, da ricognizione e sorveglianza, elicotteri A129 Mangusta, per il supporto aereo. La partecipazione italiana ad ISAF è stata da ultimo prorogata al 31 dicembre 2012 dal decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 215, recante proroga della partecipazione italiana a missioni internazionali, convertito con modificazioni, dalla legge n. 13 del 24 febbraio 2012.[2]. (vedi Missioni internazionali ). L'Assemblea della Camera dei deputati ha approvato, il 15 febbraio 2011, le mozioni 1-00561 (Cicu e altri), 1-00562 (Tempestini e altri), 1-00563 (Porfidia e altri) e 1-00564 (Vernetti, Adornato, Della Vedova e altri), relative alla definizione di un piano per il ritiro del contingente italiano in Afghanistan. Durante la missione ISAF hanno perso la vita cinquantadue componenti del contingente italiano, di cui 31 in seguito ad attentati o conflitti armati. Da ultimo, il 25 ottobre 2012, ha perso la vita l’alpino Tiziano Chierotti e sono rimasti feriti altri tre militari italiani, a seguito di uno scontro armato avvenuto nella provincia di Farah. In precedenza, lo scorso 25 giugno del medesimo anno ha perso la vita il carabiniere scelto Manuele Braj, a seguito di una esplosione che ha interessato una garitta di osservazione presso il campo addestrativo della polizia afgana in Adraskan. [1] Lo scorso 20 gennaio, a seguito dell’uccisione di quattro soldati francesi, sono state sospese temporaneamente tutte le operazioni militari [2] Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 48 del 27-2-2012