Attualità e cronaca e ambiente militare e Esercito
venerdì 29 marzo 2013
Il comandante in seconda: ''Non sono stati i marò a colpire i pescatori''
(FONTE VIDEO REPUBBLICA.IT)
mercoledì 20 marzo 2013
RIP
Morto il capo della polizia
Il 24 febbraio era stato operato d’urgenza al San Giovanni di Roma per la rimozione di un ematoma cerebrale. Era uno dei vice di Gianni De Gennaro all'epoca del G8 di Genova, nel 2001, a cui però non partecipò. Nel luglio 2012, dopo le condanne definitive dei poliziotti per le violenze alla scuola Diaz, disse: "Questo è il momento delle scuse"
Oggi si è spento Manganelli Antonio il direttore del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno.Quest'uomo è stato un grande uomo chiedendo scusa per tutto quello accaduto a Genova durante il G8 nel 2001 alla scuola Diaz dove dei manifestanti hanno subito violenze da degli agenti di Polizia.
QUESTE SON LE SUE PAROLE NELLA LETTERA CONSEGNATA ALLA SIGN.RA ALDROVANDI "È giunto il momento di farvi avere le nostre scuse e quando e se vorrà sarei felice di incontrarla nuovamente".
Onore si fa a quest'uomo che ha da sempre adottato polso fermo con i responsabili di quell'episodio, ma che ha avuto polso fermo e deciso anche a livello della lotta alla criminalità organizzata...........
Tralascio tutto il resto porgendo le più sentite condoglianze alla Famiglia Manganelli.
!!!RIP!!!!!
martedì 5 marzo 2013
sabato 16 febbraio 2013
32º Reggimento genio guastatori alpino
Il 32º Reggimento genio guastatori alpino è un reparto dell'Esercito Italiano con sede a Torino. Dal luglio 2012 il comandante è il colonnello Ovidio Esposito, mentre il comandante di battaglione è il maggiore Gianluca Dello Monaco.
Storia
Nasce come 32º Battaglione il 1º dicembre 1940 a Civitavecchia, presso la scuola guastatori fondata dal colonnello Piero Steiner, incorpora la 3ª Compagnia "Folgore" e la 4ª "Uragano.
Partecipa alla seconda guerra mondiale e il 14 gennaio 1941 è inviato a Tripoli dove partecipa agli eventi della campagna del Nord Africa, alle dipendenze del 1º Reggimento Speciale Genio. Il reparto è il primo di questa specialità ad entrare in linea di combattimento. Il 15 agosto 1941 lo stato maggiore dell'esercito sancisce la costituzione del battaglione, attribuendogli la denominazione 32º battaglione guastatori genio, con centro di mobilitazione, il Deposito del 5º reggimento genio a Villa Vicentina.
Sul fronte Africa settentrionale segue le sorti dell'Armata Corazzata Italo Tedesca e la conseguente sconfitta di El Alamein; già prima di questa battaglia il 32º viene sciolto e i 70 superstiti passano al 31º, comandato dal maggiore Paolo Caccia Dominioni. Il 31º, dopo sei mesi di lotta, depone le armi il 13 maggio 1943.
Il 32º viene ricostituito il 1º settembre 2002 come battaglione alle dipendenze della Brigata Alpina "Taurinense", l'unità incorpora la compagnia guastatori "Taurinense" e il 24 settembre 2004 il battaglione diventa reggimento.
Onorificenze
Nella sua storia il 32º Reggimento genio guastatori alpino ha meritato le seguenti onorificenze alla bandiera:[2]
Alla bandiera
Medaglia d'argento al valor militare
Medaglia di bronzo al valor militare
Descrizione generale
Attiva 1º dicembre 1940 ad oggi
Nazione: Regno d'Italia
Italia
Alleanza: N.A.T.O.
Servizio: Regio esercito
Esercito Italiano
Tipo: Genio
Ruolo: Truppe da montagna
Guarnigione/QG: Caserma Cavour (Torino)
Patrono: Santa Barbara
Motto: "Fino alla fine" dal 2007
Anniversari: 4 dicembre Santa Barbara Patrona del Genio
domenica 20 gennaio 2013
LA STORIA DEL 2° REGGIMENTO GENIO PONTIERI
Il 2° Reggimento Genio Pontieri venne costituito a Piacenza il 1° gennaio 1883 con la denominazione di 4° Reggimento Genio (Pontieri).
Alla sua costituzione concorsero il 1° ed il 2° Reggimento Genio, ciascuno con una compagnia treno e 4 compagnie pontieri, eredi questi ultimi delle tradizioni dei “Pontieri d’Artiglieria” del risorgimentale 1° Reggimento d’Artiglieria. Il 2° Reggimento Genio cedette inoltre la 14° compagnia lagunari, di stanza in Venezia.
Fino al 1915 i Pontieri non parteciparono ad alcuna operazione bellica ma prestarono valida opera di soccorso in occasione di calamità naturali.
In particolare, intervennero:
- nel 1885 sull’Adige e sul Tevere;
- nel 1886 a Mortizza (PC), sul Po;
- nel 1888 ancora sull’Adige;
- nel 1889 sul Reno;
- nel 1894 sul Reno e sul Tevere;
- nel 1903 sul Livenza;
- nel 1905 a Dolo, Treviso, Ponticelli d’Ongina, Vicenza, Monselice, Coldiero, Legnago, Padova, Cerea, Bagnolo e nelle zone terremotate della Calabria;
- nel 1907 sul Po a Piacenza e sul Tevere a Roma;
- nel 1910 a Casamicciola;
- nel 1915 nelle zone della Marsica devastate dal terremoto.
Nel maggio 1915, all’entrata in guerra, il Reggimento mobilitò dodici compagnie pontieri, tre compagnie lagunari e quattro sezioni da ponte per cavalleria.
Nel corso della guerra i Pontieri parteciparono a tutte le operazioni di forzamento dei corsi d’acqua, dall’Isonzo al Piave, ben meritando la menzione del loro tributo di valore e di sangue nel testo della motivazione della medaglia d’oro concessa all’Arma del Genio (“…. gettando per ogni ponte una superba sfida al nemico ….. “).
I Pontieri concorsero inoltre, dopo Caporetto, al ripiegamento della 3^ Armata dall’Isonzo al Piave con il gittamento di ponti sul Torre e sul Tagliamento.
Verso la fine della guerra le compagnie lagunari vennero portate a otto e si distaccarono dal 4° Reggimento Genio (Pontieri) per costituire l’8° Reggimento Lagunari.
Nel 1919 quest’ultima unità venne sciolta e riassorbita dal 4° Reggimento Genio (Pontieri) che, il 1° aprile 1920, assunse la denominazione di Reggimento Pontieri e Lagunari del Genio.
Il 15 maggio 1933, dopo varie trasformazioni e ripetuti cambiamenti ordinativi, il Reggimento si sdoppiò dando vita ad un Reggimento per Ponti Leggeri (il 1° Reggimento Pontieri con sede a Verona) ed uno per Ponti Pesanti (il 2° Reggimento Pontieri con sede a Piacenza). Entrambi furono strutturati su due Battaglioni di tre Compagnie ciascuno.
Negli anni ’30, per le esigenze belliche delle operazioni in Africa Orientale, il Reggimento si trasformò varie volte costituendo anche compagnie speciali.
Nel corso della seconda Guerra Mondiale i Battaglioni Pontieri presero parte alla campagna sul fronte Greco-Albanese nelle operazioni di forzamento della Vojussa, del Pitoni, del Cormos e del Calamai e, in varie occasioni, vennero impiegati come fanti. In particolare, nella difesa di Borgo Tellini i pontieri della 7^ e 8^ compagnia costrinsero alla resa 300 attaccanti nemici.
Il I° e IX° Battaglione Pontieri si distinsero nelle operazioni sul fronte Russo insieme ai primi scaglioni delle truppe italiane assegnate al C.S.I.R. ed affluite in Russia dal luglio all’agosto 1941.
Il forzamento del Dnieper nel settembre del 1941 venne condotto durante una notte di intenso lavoro e dopo un trasferimento di circa 400 Km. compiuto in dodici ore su strade pressoché impraticabili. Il passaggio venne assicurato mediante il ripristino di un ponte nemico di zattere lungo ben 1300 metri, in gran parte distrutto e ripristinato in esercizio per più di venti giorni sotto il fuoco d’artiglieria e le continue incursioni aeree nemiche.
L’8 settembre 1943, in seguito agli avvenimenti determinati dall’armistizio, il 2° Reggimento Pontieri venne sciolto.
Il 15 dicembre 1949, per effetto del dispaccio SME n. 3120/Ord./I del 29 novembre 1949, fu ricostituito secondo un ordinamento misto che comprendeva:
- Comando di Reggimento;
- Plotone Comando Reggimentale;
- I° Battaglione Pontieri su due compagnie;
- I° Battaglione Ferrovieri su due compagnieP.M.S. (Ponti Metallici Scomponibili);
- Compagnia I.E.F. (Esercizio Linee Ferroviarie);
- Compagnia Parco.
Nel 1950, anno in cui il Reggimento gittò per la prima volta a Venezia il “Ponte del Redentore”, venne costituito il Laboratorio reggimentale e la compagnia A.R.P. (Addestramento Reclute Pontieri).
Dopo altri mutamenti ordinativi, il 1° marzo 1953 il II° ed il III° Battaglione Genio Pontieri.
Il 4 novembre 1953, nel corso di una solenne cerimonia nella Piazza dei Cavalli in Piacenza, la Bandiera di guerra del Reggimento venne decorata della Medaglia d’Argento al Valor Civile per l’opera di soccorso prestata nel Polesine due anni prima.
Nel 1957 il Reggimento, dopo l’ottimo piazzamento (2° e 3° posto) dei suoi scafi al raid Pavia-Venezia, prese parte per la prima volta al Campionato Italiano Motonautico, classificandosi al termine, al 2° e 3° posto.
Il 1° gennaio 1954 il I° Battaglione Genio Ferrovieri ed il Laboratorio Pontieri divennero autonomi, distaccandosi dal Reggimento.
Nel novembre-dicembre 1966 il Reggimento prestò la sua opera di soccorso in Toscana per l’alluvione provocata dallo straripamento dell’Arno, meritando un attestato di pubblica benemerenza.
Il 6 settembre 1974, nel quadro del riordinamento dell’Arma del Genio, il I° Battaglione Genio Pontieri venne contratto a Quadro assumendo la denominazione di II° Battaglione Pontieri (Quadro) mentre il II° Battaglione Genio Pontieri di Legnago rimase in vita assumendo la denominazione di I° Battaglione Genio Pontieri.
Il Reggimento era quindi strutturato su:
- Comando di Reggimento (Piacenza);
- Plotone Comando Reggimentale (Piacenza);
- I° Battaglione Genio Pontieri (Legnago);
- II° Battaglione Genio Pontieri Quadro (Piacenza);
- III° Battaglione Genio Pontieri (Piacenza).
Il 22 settembre 1992 anche il 1° Battaglione Genio Pontieri di Legnago divenne autonomo alle dipendenze della Regione Militare Nord-Est.
Nel 1997 il Reggimento passò alle dipendenze del Raggruppamento Genio in Udine, successivamente denominato "Brigata Genio", ed assunse la fisionomia che possiede tuttora.
Per ampliare il quadro di conoscenza sul 2° Reggimento Genio Pontieri si suggerisce di vedere le immagini nelle pagine sottoindicate:
- Attività di Bonifica da ordigni esplosivi (EOD)
- Impiego operativo del Reggimento in Kosovo ed in Pakistan
- Attività sportiva nel settore dalla Motonautica
- Interventi a favore della popolazione civile.
La missione ISAF in Afghanistan
La missione ISAF in Afghanistan
La missione ISAF della NATO in Afghanistan svolge attività di supporto al Governo afghano nel mantenimento della sicurezza, sia attraverso la conduzione di operazioni militari secondo il mandato ricevuto, sia attraverso il contributo ad azioni umanitarie e di ricostruzione. Il contingente italiano è schierato nella regione di Herat, con 3.952 unità. Durante la missione ISAF hanno perso la vita 52 componenti del contingente italiano, di cui 31 in seguito ad attentati o conflitti armati.
informazioni aggiornate a venerdì, 26 ottobre 2012
La missione ISAF (International Security Assistance Force) è stata costituita a seguito della risoluzione ONU n. 1386 del 20 dicembre 2001. Inizialmente l'attività della missione era limitata al mantenimento, nell'area di Kabul, di un ambiente sicuro a tutela dell'Autorità provvisoria afghana e del personale ONU presente nel Paese. Successivamente la risoluzione ONU n. 1510 del 2003, ha autorizzato l'espansione delle attività della missione anche al di fuori dell'area di Kabul. Attualmente ISAF ha il compito di condurre operazioni militari in Afghanistan secondo il mandato ricevuto, in cooperazione e coordinazione con le Forze di Sicurezza afgane ed in coordinamento con le Forze della Coalizione, al fine di assistere il Governo afgano nel mantenimento della sicurezza, favorire lo sviluppo delle strutture di governo, estendere il controllo del governo su tutto il Paese ed assistere gli sforzi umanitari e di ricostruzione dello stesso nell'ambito dell'implementazione degli accordi di Bonn e di altri rilevanti accordi internazionali. La missione collabora con l’Assistance Mission dell’ONU (UNAMA). (vedi Afghanistan e Pakistan ).
Dall'11 agosto 2003, ISAF è guidata dalla NATO ed è la prima missione militare extraeuropea dell'Alleanza Atlantica dopo che il vertice di Praga del novembre 2002 ha stabilito, nell’ambito di un approccio globale per la difesa contro il terrorismo, che le forze dell’Alleanza possano intervenire anche fuori dall’area dei Paesi membri qualora i suoi interessi lo richiedano.
ISAF comprende 130.386 militari (Fonte NATO – 6 gennaio 2012) appartenenti a contingenti di 49 Paesi. Il contributo maggiore è fornito dagli Stati Uniti (90.000 unità), seguiti dal Regno Unito (9.500), dalla Germania (4.818), dall’Italia (4.000), dalla Francia (3.916 unità)[1], dalla Polonia (2.475), dalla Romania (1.876), dalla Turchia (1.845), dall'Australia (1.550) e dalla Spagna (1.488). Comandante della missione dal 18 luglio 2011 è il generale USA John R. Allen. Alla stabilità del Paese contribuiscono inoltre circa 180.000 soldati dell’Esercito nazionale afgano (Fonte NATO – 6 gennaio 2012).
Nel Vertice NATO di Lisbona del 19 e 20 novembre 2010, si è deciso il ritiro delle truppe entro il 2014, quando le forze afghane avranno verosimilmente assunto il totale controllo della sicurezza sul territorio. Tuttavia, il processo di transizione avverrà gradualmente sulla base delle reali condizioni del paese, che non verrà abbandonato a se stesso; è previsto, infatti, che parte delle truppe restino anche dopo la data limite fissata.
A tale proposito il generale Allen, in una lettera inviata al personale militare e civile in occasione dell'assunzione del comando della missione ISAF, ha indicato quali condizioni essenziali per il completamento del processo di transazione nel 2014 la piena cooperazione e il coordinamento con i partner afghani, sia governo sia forze di sicurezza.
Lo svolgimento della missione ISAF è articolato in cinque fasi:
la prima fase ha riguardato l’attività di analisi e preparazione;
la seconda fase ha avuto l’obiettivo di realizzare l’espansione sull’intero territorio afgano, in 4 distinti stages che hanno riguardato in senso antiorario le aree Nord, Ovest, Sud ed Est;
la terza fase è volta a realizzare la stabilizzazione del Paese;
la quarta fase riguarda il periodo di transizione;
la quinta fase prevede il rischieramento dei contingenti.
La missione ISAF si trova attualmente nella sua quarta fase, quella di transizione.
L’Italia, che partecipa alla missione dal gennaio 2002, è stata inizialmente impegnata a Kabul. Dal giugno 2005 ha assunto il comando della regione di Herat (a ovest del Paese), che comprende le province di Badghis, Ghowr e Farah, oltre a quella omonima di Herat. Il contingente italiano è costituito da personale delle Forze armate, della Marina Militare, dell'Aeronautica Militare, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di finanza.
La componente aerea del contingente è stata rafforzata dal 2007 ed ha in dotazione velivoli AMX, per assicurare al contingente nazionale un maggior livello di sicurezza e protezione, velivoli senza pilota Predator, da ricognizione e sorveglianza, elicotteri A129 Mangusta, per il supporto aereo.
La partecipazione italiana ad ISAF è stata da ultimo prorogata al 31 dicembre 2012 dal decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 215, recante proroga della partecipazione italiana a missioni internazionali, convertito con modificazioni, dalla legge n. 13 del 24 febbraio 2012.[2]. (vedi Missioni internazionali ).
L'Assemblea della Camera dei deputati ha approvato, il 15 febbraio 2011, le mozioni 1-00561 (Cicu e altri), 1-00562 (Tempestini e altri), 1-00563 (Porfidia e altri) e 1-00564 (Vernetti, Adornato, Della Vedova e altri), relative alla definizione di un piano per il ritiro del contingente italiano in Afghanistan.
Durante la missione ISAF hanno perso la vita cinquantadue componenti del contingente italiano, di cui 31 in seguito ad attentati o conflitti armati. Da ultimo, il 25 ottobre 2012, ha perso la vita l’alpino Tiziano Chierotti e sono rimasti feriti altri tre militari italiani, a seguito di uno scontro armato avvenuto nella provincia di Farah. In precedenza, lo scorso 25 giugno del medesimo anno ha perso la vita il carabiniere scelto Manuele Braj, a seguito di una esplosione che ha interessato una garitta di osservazione presso il campo addestrativo della polizia afgana in Adraskan.
[1] Lo scorso 20 gennaio, a seguito dell’uccisione di quattro soldati francesi, sono state sospese temporaneamente tutte le operazioni militari
[2] Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 48 del 27-2-2012
giovedì 17 gennaio 2013
9º Reggimento d'assalto paracadutisti "Col Moschin": forze speciali, uomini speciali
Le forze speciali sono la punta di diamante di ogni esercito.
L'Esercito Italiano ha il suo reparto, conosciuto, temuto e rispettato in ogni angolo del pianeta: si tratta del 9° Reggimento d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin".
Comunemente chiamato "il Nono" è appunto l'unico reparto di forze speciali dell'Esercito Italiano, abilitato ad operazioni non convenzionali in territorio nemico. Inquadrato nella Brigata Paracadutisti Folgore, tiene in custodia la bandiera del X Reggimento Arditi, del quale ha ereditato l'anno di costituzione (1918) e le mostrine (fiamme nere) riadottate nel 2006. Dal 1995 nel quadro di ristrutturazione dell'Esercito Italiano è passato da Battaglione a Reggimento.
Il "NONO" effettua dei corsi O.B.O.S. (operatore basico operazioni speciali) della durata di circa nove mesi, successivamente l'addestramento dura circa due anni oltre ai 9 mesi di corso basico, dove vengono specializzati gli operatori in varie discipline, per citarne alcune Roccia, Paracadutismo TCL (Tecnica Caduta Libera), Halo e Haho che consiste nei lanci in caduta libera da 10.000 metri con apertura della "Vela" ad alta e a bassa quota, Corso Sci, Corso Sub ECC. L'accesso alle selezioni è aperto ai volontari in ferma quadriennale VFP4, ai Volontari in Servizio Permanente VSP, ai Marescialli e agli Ufficiali.
La base centrale del Reggimento è a Livorno presso la Caserma Vannucci. Esiste anche un centro di addestramento, denominato Base Addestramento Incursori (BAI) a Pisa, situato nel parco regionale di San Rossore (ex tenuta presidenziale) vicino alla foce del fiume Arno che viene utilizzato per le attività anfibie e subacquee del reggimento. L'addestramento si svolge anche attraverso addestramenti in varie parti del mondo, dall'Antartide all'America Latina, rendendo così questi combattenti d'élite capaci di operare in qualsiasi scenario. iViene "alimentato" statisticamente per il 70% da già Paracadutisti della Folgore e da un restante 30% da accademie e altri reparti.
Storia
Prima guerra mondiale
La storia del Reggimento può essere associata a quella di alcune unità di arditi della Prima guerra mondiale, quale il IX Reparto d'Assalto. Gli arditi si imposero sulla scena militare, guadagnandosi una fama impressionante grazie ai loro atti di eroismo e per la violenza delle loro azioni. Gli arditi erano specialisti degli assalti con lancio di bombe a mano e con combattimenti all'arma bianca nelle trincee nemiche. Il IX Reparto, in particolare, si distinse sul monte Grappa, dove fu protagonista della riconquista di alcune, sul Col della Berretta, sul Col Moschin e sull'Asolone.
Seconda guerra mondiale
Il 20 luglio 1942 si costituisce a Santa Severa un Reggimento Arditi che pochi mesi dopo viene denominato X Reggimento Arditi. Il reparto, con mostrina dalle fiamme azzurre, opera alle dipendenze dell'Ufficio Operazioni dello Stato Maggiore. Impiegato in operazioni dietro le linee nemiche in Tunisia, Algeria, e nella Sicilia liberata dagli Alleati, cessa di esistere l'8 settembre del 1943. Il I battaglione dislocato in Sardegna, si riordina nel 1944 in IX Reparto d'Assalto e partecipa alla Guerra di Liberazione inquadrato nel Gruppo di Combattimento "Legnano".
Dopoguerra
Smobilitato nel 1946, viene ricostituito come compagnia presso la Scuola di Fanteria a Cesano nel 1953 ed un anno dopo diviene Reparto sabotatori paracadutisti. Assegnato alla scuola di paracadutismo di Pisa nel 1957, diviene Battaglione sabotatori paracadutisti il 25 settembre 1961. Segue quindi le sorti della rinata Folgore e nel 1975 assume la denominazione di 9º Battaglione d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin".
Operatività
Il reparto è stato protagonista di numerose operazioni militari ed antiterroristiche in tutto il mondo, ed è l'unico ad aver partecipato a tutte le missione all'estero dell'Esercito Italiano dal dopoguerra ad oggi.
In particolare, nel decennio che va dal 1985 al 1995, gli "incursori" sono stati protagonisti di famose e delicate operazioni antiterroristiche, nonché combattimenti veri e propri in scenari di guerra.
Organizzazione
Compagnia Comando e Supporto Logistico
Compagnia Trasmissioni
1° Battaglione Incursori
+ 110ª Compagnia Incursori
+ 120ª Compagnia Incursori
+ 130ª Compagnia Incursori
Reparto Addestramento Forze per Operazioni Speciali (RAFOS)
+ 101ª Compagnia Allievi
+ Base Addestramento Incursori
Operazioni note
Achille Lauro
Lunedì 7 ottobre 1985, il giorno del sequestro dell'Achille Lauro (avvenuto alle ore 13:15), già in tarda serata 60 incursori arrivarono alla base militare di Akrotiri, nell'isola di Cipro, messa a disposizione dal governo britannico, pronti ad intervenire seguendo un piano sviluppato insieme all'UNIS del COMSUBIN, che impressionò molto i colleghi statunitensi del Team Six dei Navy SEAL, presenti in fase di pianificazione. I sessanta operatori del Col Moschin, avrebbero dovuto effettuare una "saturazione a macchia d'olio" e lo sgombero degli ostaggi, mentre gli operatori UNIS del COMSUBIN avrebbero effettuato l'irruzione iniziale. I fatti andarono diversamente e prevalse la linea diplomatica.
Somalia
Il 13 dicembre 1992, scattata l'operazione Restore Hope in Somalia, un C-130 Hercules della 46ª Aerobrigata arrivò a Mogadiscio con una squadra di Incursori del 9º rgt. "Col Moschin". Gli operatori occuparono il palazzo dell'ambasciata italiana, lasciata abbandonata dopo lo scoppio della guerra civile nel 1991.
Il 5 giugno 1993, alle 09:30 un flash del corrispondente dell'Ansa Remigio Benni, unico giornalista presente a Mogadiscio, parla di "situazione drammatica, disordini e sparatorie". Un reparto di caschi blu pakistani cade in un'imboscata dei miliziani somali di Mohamed Farrah Aidid nei pressi di Radio Mogadiscio: 24 soldati sono massacrati a colpi di Kalashnikov e di mitragliatrice. Probabilmente l'intervento di circa 20 incursori, guidati dal tenente colonnello Marco Bertolini, evitò una strage di proporzioni ancora maggiori. Le forze speciali italiane cominciarono un combattimento corpo a corpo, portando in salvo circa 80 pakistani.
Quattro settimane dopo, il 2 luglio 1993, avvenne la Battaglia del Check Point Pasta, la più grande azione di guerra nella storia della Repubblica Italiana. Un gruppo di intervento italiano, composto da Paracadutisti della Folgore, cavalleria corazzata e fanteria, riuscì a salvare molti militari italiani rimasti intrappolati in un'imboscata congegnata dai miliziani somali, pagando però a caro prezzo: 3 morti e 26 feriti. Tra i morti uno degli incursori, il sergente maggiore Stefano Paolicchi, 30 anni, colpito sul lato destro della milza, nell'unica parte non protetta dal giubbetto antiproiettile. Per il suo contributo all'azione verrà decorato con la medaglia d'oro al valor militare.
Ruanda
Nel 1994, in Ruanda, gli Incursori ebbero il compito di evacuare i civili italiani dalla terra africana martoriata dalla guerra. L'operazione (detta Operazione Ippocampo) si concluse il 19 novembre con il recupero dei connazionali. A seguito degli scontri tribali che hanno distrutto il Paese centrafricano, il "Col Moschin" tornò a più riprese in Ruanda, portando in salvo molti connazionali ed evacuando numerosi bambini locali. La morte del sergente maggiore Marco Di Sarra (già decorato di Medaglia di Bronzo al Valore dell'Esercito per il suo comportamento in Somalia durante l'operazione IBIS) e causata da malaria fulminante dopo aver operato in Centro Africa, sottolinea l'impegno dell'unità nel Continente Nero. L’Italia per consentire l’evacuazione dei suoi connazionali inviò un distaccamento composto da operatori del "Col Moschin" e da incursori del Comsubin trasportati da velivoli dell'Aeronautica Militare per quella che fu chiamata operazione "Ippocampo". Giunti a Kigali, la capitale, a bordo il gruppo iniziò la sua attività in un clima di tragedia muovendosi tra corpi lasciati agli angoli delle strade; occorse recuperare persone a vari chilometri dall’aeroporto e il distaccamento non aveva potuto portare mezzi con sé; contattati, gli altri contingenti non resero disponibili alcun mezzo di trasporto, così gli operatori decisero di “requisire” dei mezzi civili (pick up) all’aeroporto e dopo averli adattati alle loro esigenze (smontarono le portiere) si diressero verso i luoghi dove rimanevano civili da recuperare. Muovendosi sempre con le dita sul grilletto, gli operatori riuscirono ad evacuare tutti, affrontando anche molte resistenze sopraffatte con dei conflitti a fuoco.
Afghanistan ed Iraq
Nel settembre 2007 il Reggimento ha partecipato, insieme al SBS britannico, ad un blitz per liberare due agenti del SISMI rapiti pochi giorni prima nella provincia di Farah, nell'ovest dell'Afghanistan.
Gli Incursori italiani fornirono la copertura di sicurezza, mentre l'assalto finale fu effettuato dai soldati britannici.L'operazione non ebbe avuto possibilità di pianificazione poiché i terroristi improvvisamente cercarono di trasferire i prigionieri, costringendo gli incursori all'intervento immediato.
Nella battaglia che ne è seguita i due agenti del SISMI rimasero gravemente feriti, forse da fuoco amico, e uno dei due è morì alcuni giorni dopo.
Si trattava del Maresciallo Capo Lorenzo d'auria, incursore paracadutista del Col Moschin.
Da diversi mesi era approdato al servizio segreto militare.
Atttualmente il Col Moschin è schierato in tutti gli scenari internazionali ove l'Italia è presente.
Ma il compito principale rimane in medio oriente dove svolge, tra iraq e Afghanistan, operazioni speciali di altissimo livello.
Ed è proprio in terra Afgana che il reggimento perderà, il 17 settembre 2010, uno sei uomini migliori, il Tenente Incursore Alessandro Romani.
Su chiamata del comando ISAF, un distaccamento del 9° Reggimento decolla in elicottero alle 10 del mattino ora locale verso l'area di Bakwa, provincia di Farah.
Un drone Predator ha individuato dei talebani che hanno appena piazzato un'ordigno esplosivo.Il CH47 proveniente dalla Task Force 45, la "casa" delle forze speciali italiane in Afghanistan, scortato da due elicotteri da combattimento A-129 Mangusta, raggiunge in pochi minuti la posizione segnalata, un manipolo di case cui all'interno si nascondono gli insorti individuati dal Predator.
Proprio nel momento in cui la squadra incursori viene completamente appiedata due operatori, tra cui Alessandro Romani, vengono colpiti da raffiche di kalashnikov.
Per farli tacere i Mangusta saranno costretti a scaricare tutto l'armamento di bordo. Ma intanto il CH47 porta immediatamente i feriti presso l'ospedale "Role 2" di Farah.
Dei due feriti, la situazione di Alessandro è quella più grave, visto che è stato colpito all'altezza della spalla ed i proiettili hanno raggiunto un polmone. Decederà infatti qualche ora dopo, nel pomeriggio.
L'Italia perde un altro giovane figlio, un anno esatto dopo l'uccisione del 6 paracadutisti il 17 settembre 2009.
Onerificenze
Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia — 10 gennaio 1995
Medaglia d'oro al valore dell'esercito — 10 ottobre 1994
Medaglia di argento al valor militare — 10 giugno 1920
Medaglia di argento al valor militare — 16 giugno 1945
Medaglia di argento al valor militare — 10 agosto 1947
Medaglia d'argento al valore dell'esercito — 19 aprile 2002
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