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giovedì 17 gennaio 2013

9º Reggimento d'assalto paracadutisti "Col Moschin": forze speciali, uomini speciali

Le forze speciali sono la punta di diamante di ogni esercito. L'Esercito Italiano ha il suo reparto, conosciuto, temuto e rispettato in ogni angolo del pianeta: si tratta del 9° Reggimento d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin". Comunemente chiamato "il Nono" è appunto l'unico reparto di forze speciali dell'Esercito Italiano, abilitato ad operazioni non convenzionali in territorio nemico. Inquadrato nella Brigata Paracadutisti Folgore, tiene in custodia la bandiera del X Reggimento Arditi, del quale ha ereditato l'anno di costituzione (1918) e le mostrine (fiamme nere) riadottate nel 2006. Dal 1995 nel quadro di ristrutturazione dell'Esercito Italiano è passato da Battaglione a Reggimento. Il "NONO" effettua dei corsi O.B.O.S. (operatore basico operazioni speciali) della durata di circa nove mesi, successivamente l'addestramento dura circa due anni oltre ai 9 mesi di corso basico, dove vengono specializzati gli operatori in varie discipline, per citarne alcune Roccia, Paracadutismo TCL (Tecnica Caduta Libera), Halo e Haho che consiste nei lanci in caduta libera da 10.000 metri con apertura della "Vela" ad alta e a bassa quota, Corso Sci, Corso Sub ECC. L'accesso alle selezioni è aperto ai volontari in ferma quadriennale VFP4, ai Volontari in Servizio Permanente VSP, ai Marescialli e agli Ufficiali. La base centrale del Reggimento è a Livorno presso la Caserma Vannucci. Esiste anche un centro di addestramento, denominato Base Addestramento Incursori (BAI) a Pisa, situato nel parco regionale di San Rossore (ex tenuta presidenziale) vicino alla foce del fiume Arno che viene utilizzato per le attività anfibie e subacquee del reggimento. L'addestramento si svolge anche attraverso addestramenti in varie parti del mondo, dall'Antartide all'America Latina, rendendo così questi combattenti d'élite capaci di operare in qualsiasi scenario. iViene "alimentato" statisticamente per il 70% da già Paracadutisti della Folgore e da un restante 30% da accademie e altri reparti. Storia Prima guerra mondiale La storia del Reggimento può essere associata a quella di alcune unità di arditi della Prima guerra mondiale, quale il IX Reparto d'Assalto. Gli arditi si imposero sulla scena militare, guadagnandosi una fama impressionante grazie ai loro atti di eroismo e per la violenza delle loro azioni. Gli arditi erano specialisti degli assalti con lancio di bombe a mano e con combattimenti all'arma bianca nelle trincee nemiche. Il IX Reparto, in particolare, si distinse sul monte Grappa, dove fu protagonista della riconquista di alcune, sul Col della Berretta, sul Col Moschin e sull'Asolone. Seconda guerra mondiale Il 20 luglio 1942 si costituisce a Santa Severa un Reggimento Arditi che pochi mesi dopo viene denominato X Reggimento Arditi. Il reparto, con mostrina dalle fiamme azzurre, opera alle dipendenze dell'Ufficio Operazioni dello Stato Maggiore. Impiegato in operazioni dietro le linee nemiche in Tunisia, Algeria, e nella Sicilia liberata dagli Alleati, cessa di esistere l'8 settembre del 1943. Il I battaglione dislocato in Sardegna, si riordina nel 1944 in IX Reparto d'Assalto e partecipa alla Guerra di Liberazione inquadrato nel Gruppo di Combattimento "Legnano". Dopoguerra Smobilitato nel 1946, viene ricostituito come compagnia presso la Scuola di Fanteria a Cesano nel 1953 ed un anno dopo diviene Reparto sabotatori paracadutisti. Assegnato alla scuola di paracadutismo di Pisa nel 1957, diviene Battaglione sabotatori paracadutisti il 25 settembre 1961. Segue quindi le sorti della rinata Folgore e nel 1975 assume la denominazione di 9º Battaglione d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin". Operatività Il reparto è stato protagonista di numerose operazioni militari ed antiterroristiche in tutto il mondo, ed è l'unico ad aver partecipato a tutte le missione all'estero dell'Esercito Italiano dal dopoguerra ad oggi. In particolare, nel decennio che va dal 1985 al 1995, gli "incursori" sono stati protagonisti di famose e delicate operazioni antiterroristiche, nonché combattimenti veri e propri in scenari di guerra. Organizzazione Compagnia Comando e Supporto Logistico Compagnia Trasmissioni 1° Battaglione Incursori + 110ª Compagnia Incursori + 120ª Compagnia Incursori + 130ª Compagnia Incursori Reparto Addestramento Forze per Operazioni Speciali (RAFOS) + 101ª Compagnia Allievi + Base Addestramento Incursori Operazioni note
Achille Lauro Lunedì 7 ottobre 1985, il giorno del sequestro dell'Achille Lauro (avvenuto alle ore 13:15), già in tarda serata 60 incursori arrivarono alla base militare di Akrotiri, nell'isola di Cipro, messa a disposizione dal governo britannico, pronti ad intervenire seguendo un piano sviluppato insieme all'UNIS del COMSUBIN, che impressionò molto i colleghi statunitensi del Team Six dei Navy SEAL, presenti in fase di pianificazione. I sessanta operatori del Col Moschin, avrebbero dovuto effettuare una "saturazione a macchia d'olio" e lo sgombero degli ostaggi, mentre gli operatori UNIS del COMSUBIN avrebbero effettuato l'irruzione iniziale. I fatti andarono diversamente e prevalse la linea diplomatica.
Somalia Il 13 dicembre 1992, scattata l'operazione Restore Hope in Somalia, un C-130 Hercules della 46ª Aerobrigata arrivò a Mogadiscio con una squadra di Incursori del 9º rgt. "Col Moschin". Gli operatori occuparono il palazzo dell'ambasciata italiana, lasciata abbandonata dopo lo scoppio della guerra civile nel 1991. Il 5 giugno 1993, alle 09:30 un flash del corrispondente dell'Ansa Remigio Benni, unico giornalista presente a Mogadiscio, parla di "situazione drammatica, disordini e sparatorie". Un reparto di caschi blu pakistani cade in un'imboscata dei miliziani somali di Mohamed Farrah Aidid nei pressi di Radio Mogadiscio: 24 soldati sono massacrati a colpi di Kalashnikov e di mitragliatrice. Probabilmente l'intervento di circa 20 incursori, guidati dal tenente colonnello Marco Bertolini, evitò una strage di proporzioni ancora maggiori. Le forze speciali italiane cominciarono un combattimento corpo a corpo, portando in salvo circa 80 pakistani. Quattro settimane dopo, il 2 luglio 1993, avvenne la Battaglia del Check Point Pasta, la più grande azione di guerra nella storia della Repubblica Italiana. Un gruppo di intervento italiano, composto da Paracadutisti della Folgore, cavalleria corazzata e fanteria, riuscì a salvare molti militari italiani rimasti intrappolati in un'imboscata congegnata dai miliziani somali, pagando però a caro prezzo: 3 morti e 26 feriti. Tra i morti uno degli incursori, il sergente maggiore Stefano Paolicchi, 30 anni, colpito sul lato destro della milza, nell'unica parte non protetta dal giubbetto antiproiettile. Per il suo contributo all'azione verrà decorato con la medaglia d'oro al valor militare. Ruanda
Nel 1994, in Ruanda, gli Incursori ebbero il compito di evacuare i civili italiani dalla terra africana martoriata dalla guerra. L'operazione (detta Operazione Ippocampo) si concluse il 19 novembre con il recupero dei connazionali. A seguito degli scontri tribali che hanno distrutto il Paese centrafricano, il "Col Moschin" tornò a più riprese in Ruanda, portando in salvo molti connazionali ed evacuando numerosi bambini locali. La morte del sergente maggiore Marco Di Sarra (già decorato di Medaglia di Bronzo al Valore dell'Esercito per il suo comportamento in Somalia durante l'operazione IBIS) e causata da malaria fulminante dopo aver operato in Centro Africa, sottolinea l'impegno dell'unità nel Continente Nero. L’Italia per consentire l’evacuazione dei suoi connazionali inviò un distaccamento composto da operatori del "Col Moschin" e da incursori del Comsubin trasportati da velivoli dell'Aeronautica Militare per quella che fu chiamata operazione "Ippocampo". Giunti a Kigali, la capitale, a bordo il gruppo iniziò la sua attività in un clima di tragedia muovendosi tra corpi lasciati agli angoli delle strade; occorse recuperare persone a vari chilometri dall’aeroporto e il distaccamento non aveva potuto portare mezzi con sé; contattati, gli altri contingenti non resero disponibili alcun mezzo di trasporto, così gli operatori decisero di “requisire” dei mezzi civili (pick up) all’aeroporto e dopo averli adattati alle loro esigenze (smontarono le portiere) si diressero verso i luoghi dove rimanevano civili da recuperare. Muovendosi sempre con le dita sul grilletto, gli operatori riuscirono ad evacuare tutti, affrontando anche molte resistenze sopraffatte con dei conflitti a fuoco.
Afghanistan ed Iraq Nel settembre 2007 il Reggimento ha partecipato, insieme al SBS britannico, ad un blitz per liberare due agenti del SISMI rapiti pochi giorni prima nella provincia di Farah, nell'ovest dell'Afghanistan. Gli Incursori italiani fornirono la copertura di sicurezza, mentre l'assalto finale fu effettuato dai soldati britannici.L'operazione non ebbe avuto possibilità di pianificazione poiché i terroristi improvvisamente cercarono di trasferire i prigionieri, costringendo gli incursori all'intervento immediato. Nella battaglia che ne è seguita i due agenti del SISMI rimasero gravemente feriti, forse da fuoco amico, e uno dei due è morì alcuni giorni dopo. Si trattava del Maresciallo Capo Lorenzo d'auria, incursore paracadutista del Col Moschin. Da diversi mesi era approdato al servizio segreto militare. Atttualmente il Col Moschin è schierato in tutti gli scenari internazionali ove l'Italia è presente. Ma il compito principale rimane in medio oriente dove svolge, tra iraq e Afghanistan, operazioni speciali di altissimo livello. Ed è proprio in terra Afgana che il reggimento perderà, il 17 settembre 2010, uno sei uomini migliori, il Tenente Incursore Alessandro Romani. Su chiamata del comando ISAF, un distaccamento del 9° Reggimento decolla in elicottero alle 10 del mattino ora locale verso l'area di Bakwa, provincia di Farah. Un drone Predator ha individuato dei talebani che hanno appena piazzato un'ordigno esplosivo.Il CH47 proveniente dalla Task Force 45, la "casa" delle forze speciali italiane in Afghanistan, scortato da due elicotteri da combattimento A-129 Mangusta, raggiunge in pochi minuti la posizione segnalata, un manipolo di case cui all'interno si nascondono gli insorti individuati dal Predator. Proprio nel momento in cui la squadra incursori viene completamente appiedata due operatori, tra cui Alessandro Romani, vengono colpiti da raffiche di kalashnikov. Per farli tacere i Mangusta saranno costretti a scaricare tutto l'armamento di bordo. Ma intanto il CH47 porta immediatamente i feriti presso l'ospedale "Role 2" di Farah. Dei due feriti, la situazione di Alessandro è quella più grave, visto che è stato colpito all'altezza della spalla ed i proiettili hanno raggiunto un polmone. Decederà infatti qualche ora dopo, nel pomeriggio. L'Italia perde un altro giovane figlio, un anno esatto dopo l'uccisione del 6 paracadutisti il 17 settembre 2009. Onerificenze
Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia — 10 gennaio 1995
Medaglia d'oro al valore dell'esercito — 10 ottobre 1994
Medaglia di argento al valor militare — 10 giugno 1920
Medaglia di argento al valor militare — 16 giugno 1945
Medaglia di argento al valor militare — 10 agosto 1947
Medaglia d'argento al valore dell'esercito — 19 aprile 2002

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