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sabato 17 ottobre 2015

Dal Peacekeeping al Peacebuilding

I più recenti interventi delle Nazioni Unite presentano caratteristiche sostanzialmente nuove rispetto al passato: i mandati stabiliti dal Consiglio di Sicurezza non coprono piu’ soltanto gli aspetti militari e di sicurezza, ma un insieme di attività volte al consolidamento della pace che vanno dall’ordine pubblico all’amministrazione civile, dallo Stato di diritto (rule of Law) al controllo delle frontiere. Posta la stretta connessione esistente tra peacekeeping, peacebuilding e nationbuilding, l’Italia sostiene con convinzione l’inclusione nell’azione dell’ONU di componenti di carattere amministrativo, di riabilitazione civile ed istituzionale accanto alla dimensione propriamente di sicurezza. In questo senso, l’Italia invoca un piu’ funzionale coordinamento tra i programmi di peace-building promossi dall’ONU, da Fondi, Programmi e Agenzie specializzate, nonché da Banca Mondiale e altri Istituzioni finanziarie internazionali. L’Italia è in grado di contribuire a questo processo attraverso il crescente coinvolgimento di un’ampia gamma di Amministrazioni centrali e locali, nonché di specialisti ed esperti provenienti dalla società civile. Insieme ad altri Paesi europei, l’Italia ha appoggiato fin dal principio questa nuova tendenza e sta facendo la propria parte, arricchendo la propria tradizionale partecipazione (attraverso qualificati contingenti elicotteristici, aerei o di Carabinieri inquadrati nelle operazioni di pace ONU), grazie al crescente invio di personale specializzato delle Forze di Polizia, della Guardia di Finanza e della Giustizia (magistrati, personale dell’amministrazione penitenziaria e esperti civili). Si tratta, in questi ultimi casi, di professionalità molto richieste al momento dalle Nazioni Unite e verso le quali andrà qualificandosi ulteriormente il contributo offerto dall’Italia al mantenimento della pace. L’Italia offre contributi a numerosi Trust Funds appositamente costituiti dalle Nazioni Unite a fini di disarmo (DDR), sminamento, ricostruzione civile e riabilitazione di ex combattenti in Paesi quali l’Afganistan, l’Etiopia e l’Eritrea. In particolare, in Afghanistan, l’Italia e’ il paese leader nell’opera di riforma del sistema giudiziario, attraverso il riassetto dell’ordinamento, la ricostruzione delle strutture dell’amministrazione giudiziaria, e la formazione del personale addetto (lead Giustizia Afghanistan). L’impegno finanziario italiano in questo settore e’ di 20 milioni di Euro per il biennio 2003-2004 e copre quasi l’intero ammontare richiesto (27 milioni di Euro). In Eritrea e in Etiopia, l’Italia e’ impegnata nell’opera di delimitazione e demarcazione delle frontiere tra i due paesi. Nel 2003, l’Italia e’ stata il terzo donatore a favore di questa difficile missione, con un contributo di più’ di 1,5 milioni di dollari al Fondo Fiduciario delle Nazioni Unite.

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