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sabato 17 ottobre 2015

L’impegno italiano per la riforma del peacekeeping

Dopo i dolorosi insuccessi della Somalia, del Ruanda e della Bosnia all’inizio degli anni novanta, e mettendo fine a un periodo di relativo contenimento degli interventi multilaterali, le Nazioni Unite hanno avviato un processo di riforma e rilancio dell’intero settore sulla base delle raccomandazioni contenute nel rapporto Brahimi. La riforma del peacekeeping ONU si è incentrata sul rafforzamento delle strutture centrali sul miglioramento dei mandati disposti dal Consiglio di Sicurezza, sul maggiore coinvolgimento dei paesi contributori di truppe e l’accelerazione del dispiegamento operativo dei contingenti in caso d’intervento. In questo senso l’Italia sta offrendo un contributo significativo alle Nazioni Unite tramite alcune importanti iniziative volte ad aumentare l’efficienza operativa delle missioni di pace e la preparazione del personale da impiegare in tali missioni, quali: - La Base Logistica ONU di Brindisi; - Lo UN System Staff College di Torino; - La formazione di peacekeepers africani. L’Italia sostiene inoltre il significativo rilancio delle missioni di pace ONU che ha portato ai recenti interventi in Liberia, Costa d’Avorio, Burundi e Haiti con rilevanti implicazioni finanziarie per i membri delle Nazioni Unite (il bilancio delle attività di peacekeeping è passato in pochi anni da 650 milioni a oltre 3,5 miliardi di dollari stimati per il periodo luglio 2004 –giugno 2005). La Base Logistica delle Nazioni Unite a Brindisi (UNLB) La Base Logistica delle Nazioni Unite a Brindisi, in Italia, è stata attivata a partire dal 1994 con un accordo tra il Segretariato generale delle Nazioni Unite e il Governo italiano. L’accordo è stato emendato il 7 dicembre del 2001 in modo da permettere un’ulteriore espansione della Base, in connessione con gli attuali sforzi di rafforzamento della capacità delle Nazioni Unite di rapido dispiegamento e supporto delle missioni, sforzi ampiamente auspicati anche dal Rapporto Brahimi. Il posizionamento e la gestione di una Riserva strategica di materiali (SDS-Strategic deployment stocks) presso Brindisi ha aumentato considerevolmente l’importanza della base logistica con un relativo incremento del personale impiegato di circa il 30 per cento, fino alle attuali 130 unità, e del bilancio annuale della struttura che è salito a circa 29 milioni di dollari(2004-2005). Dal 2002 inoltre sono stati costruiti tre nuovi depositi speciali per lo stoccaggio di materiale ed equipaggiamento elettronico molto fragile con un’iniziativa finanziata interamente dal Governo italiano per l’ammontare di 7.5 milioni di Euro. Posizione La base è posizionata in un punto strategico all’incrocio tra l’Europa, l’Africa ed il Medio Oriente. Permette inoltre interventi rapidi e diretti nella zona dei Balcani, e si colloca come un ponte stabile e sicuro, sulle principali vie di comunicazioni aeree e marittime di accesso ai continenti africano e asiatico. Funzioni - Brindisi svolge un ruolo strategico per la proiezione rapida delle nuove missioni ONU, in particolare in Africa. - Brindisi svolge importanti funzioni quale snodo per le comunicazioni satellitari e supporto nella tecnologia dell’informazione per le operazioni ONU, anche grazie alle favorevoli condizioni climatiche presenti nella zona. - Brindisi costituisce inoltre un centro di formazione per tecnici, esperti nell’impiego degli strumenti e dei materiali presenti nella base (circa 1500 ogni anno, provenienti da diverse missioni ONU nel mondo). - Infine sono in atto delle sinergie e degli accordi operativi tra la base ed altre agenzie ONU, quali ad esempio il World Food Programme, nell’organizzazione logistica dei progetti di sviluppo. Un contributo italiano importante La disponibilità dell’Italia nel fornire una struttura così essenziale all’azione delle Nazioni Unite a titolo completamente gratuito è molto apprezzata a livello internazionale. Il Governo italiano offre un continuo supporto politico e finanziario alla Base e al personale ONU ivi impiegato. Gli uffici, gli edifici ed i magazzini formano nel complesso una struttura molto flessibile e duttile che si sta rivelando indispensabile nelle sue funzioni al servizio delle missioni di pace delle Nazioni Unite.In base agli accordi, all’Italia competono anche tutta una serie di costi di manutenzione e di gestione di vari servizi connessi con la Base. Inoltre, l’UNLB beneficia dei servizi di difesa e sicurezza che l’Aeronautica Militare Italiana assicura per l’intero comprensorio. Grazie a tale disponibilità da parte italiana, l’ONU ha fortemente accresciuto le sue capacita` operative e di rapido spiegamento delle missioni di peacekeeping. La UNLB, infatti, e` diventata il centro di immagazzinamento e gestione degli Strategic Deployment Stocks (SDS), il principale “Hub” di comunicazioni satellitari e un importante centro di addestramento tecnico. Al momento la UNLB occupa circa 130 unita’ con un bilancio annuo di circa 29 milioni di dollari. Sono in corso negoziati per un’ulteriore espansione della base attraverso l’utilizzo di aree ed infrastrutture situate nell’area della vicina Base Militare di San Vito dei Normanni. U.N. System Staff College di Torino (UNSSC) L’attenzione dell’Italia rispetto all’importante processo di riforma del peacekeeping ONU si è concentrata anche sull’attività di formazione rivolte a questo tipo di operazioni. Le Nazioni Unite hanno più volte riaffermato l’importanza di un approccio coordinato alla ricerca e alla formazione, basato su una strategia coerente ed efficace e su di un’efficiente divisione dei compiti tra le rilevanti istituzioni ed organismi. In questo senso la presenza a Torino dello U. N. System Staff College offre rilevanti potenzialità per qualificare il contributo italiano, ad esempio promuovendo sinergie, scambi e contatti con la Scuola di Applicazione dell’Esercito e con i Centri di alta formazione militare operanti nel nostro paese. L’Italia promuove una valorizzazione crescente dello Staff College di Torino presso il quale, nel maggio 2004, ha organizzato corsi di formazione sul peacekeeping, i diritti umani e la prevenzione dei conflitti, a favore di ufficiali delle forze armate africane. Ai corsi hanno finora partecipato ufficiali africani provenienti da 21 paesi. La formazione di peacekeepers africani L’Italia partecipa attivamente agli sforzi della comunita’ internazionale che mirano a potenziare le capacita’ autonome di peacekeeping africano, in considerazione della complessita’ crescente delle missioni di pace in Africa e delle maggiori responsabilita’ in capo agli attori locali (comprese l’Unione Africana e le organizzazioni sub-regionali quali ECOWAS, IGAD e SADC). In questo senso l’Italia collabora a diverse iniziative sul piano bilaterale, europeo e a livello di G8 (Action plan for Africa). Nel quadro europeo si segnala la recente creazione della Peace Facility for Africa con una dotazione pari a 250 milioni di Euro, il 14% dei quali a carico del nostro paese. Inoltre nel giugno 2004, al Vertice G8 di Sea Island (Stati Uniti), il nostro Paese ha lanciato un’iniziativa congiunta con gli Usa per creare nel 2005, in Italia, un “Centro di eccellenza” delle forze armate con funzione di polizia, sul modello dei Carabinieri che hanno dimostrato una capacita’ unica in numerose missioni di pace. Oltre ai corsi presso lo UN Staff College di Torino, l’Italia sostiene infine la formazione di personale non militare africano da destinare in missioni di pace con componenti di ricostruzione civile, attraverso un progetto sviluppato congiuntamente con UNDESA, Universita’ Sant’Anna di Pisa ed il Ghana Il Contributo obbligatorio italiano al bilancio 2004 delle missioni di peacekeeping/ peacebuilding e’ ammontato a circa 140 milioni di dollari USA (pari al 4,885 % dell’intero bilancio delle missioni di peacekeeping). Il contributo e’ a carico della Direzione generale degli Affari politici. L’Italia partecipa finanziariamente alle missioni di peacekeeping/peacebuilding delle N.U. e piu’ in generale ad attivita’ connesse con il crisis management gestite da Organizzazioni Internazionali anche mediante una serie di contributi volontari che sono autorizzati da diverse leggi di spesa e conseguentemente ripartiti fra diversi centri di responsabilita’ al MAE. Infine puo’ essere ricordato che, nel corso di una Conferenza svoltasi a Freetown sul contributo italiano alla salvaguardia dei minori in Africa occidentale, la DGCS ha annunciato la decisione di attivare un Trust Fund della Banca Mondiale e dell’African Development Bank (9,6 milioni di dollari) per lo sviluppo di programmi di recupero di bambini nei conflitti armati in Africa occidentale.

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