votami

web

sabato 17 ottobre 2015

......e oggi

Il nostro Paese offre notevoli contributi all’azione dell’ONU sia sul piano operativo e logistico (favorendo il rapido dispiegamento delle missioni), sia formativo attraverso la creazione di un Centro di Eccellenza – con sede a Vicenza presso la Scuola Sottufficiali dei Carabinieri - per la formazione di forze militari di pace con funzioni di polizia civile. Un apporto, quello italiano, che mira soprattutto a sviluppare una dottrina e standards operativi comuni per questo tipo di Forze (secondo l’approccio della “formazione dei formatori”) e che potrà beneficiare delle positive sinergie realizzabili con lo Staff College dell’ONU di Torino e con la Base di Brindisi. Il Centro potrebbe inoltre agire da catalizzatore di analoghe iniziative attualmente in fase di avvio in seno all’Unione Europea (Gendarmeria Europea). Un forte impulso, inoltre, è stato dato dal nostro Paese, nel corso del semestre di Presidenza dell’UE, alla già proficua collaborazione esistente tra le Nazioni Unite e l’Unione Europea nel settore della gestione delle crisi. L’Unione Europea assicura tradizionalmente, un rilevante contributo, sia in termini di uomini (circa 40.000 unità), sia di mezzi finanziari (i 25 Paesi dell’UE contribuiscono al bilancio del peacekeeping ONU nella misura di quasi il 40%) alle missioni di pace condotte o autorizzate dalle Nazioni Unite. E la firma il 24 settembre 2003 a New York di una Dichiarazione Congiunta tra l’Unione Europea e l’ONU sulla gestione delle crisi - sottoscritta dal Presidente Berlusconi e dal Segretario Generale Annan – ha rappresentato, dunque, in tale direzione, un importante passo avanti. Tutto questo, oltre a rivelarsi uno strumento indispensabile al mantenimento della credibilità internazionale del nostro Paese, fornisce anche la possibilità all’Italia di poter partecipare alle decisioni strategiche riguardanti le principali aree di crisi. La partecipazione italiana alle missioni di pace Il tradizionale impegno dell’Italia nelle missioni di pace ed umanitarie internazionali si traduce oggi in un alto profilo dell’azione italiana sui principali teatri di crisi. Esso rappresenta una delle piu’ significative manifestazioni del complessivo impegno italiano verso le Nazioni Unite. Oltre ad essere il sesto contributore al bilancio del peacekeeping ONU (con un esborso stimato intorno ai 140 milioni di dollari per il 2004 e una quota di circa il 5% sulla spesa totale),l’Italia partecipa agli interventi di pace internazionali in vari modi: - oltre 9.000 i militari italiani impiegati nelle Forze di pace multilaterali, quali la SFOR in Bosnia-Erzegovina, la KFOR in Kossovo e l’ISAF in Afghanistan, ma anche condotte direttamente dall’Unione Europea (EUPM in Bosnia, Concordia/Proxima in Macedonia). Tutte queste missioni sono autorizzate e poste sotto l’egida del Consiglio di sicurezza ONU. Il costo di tali operazioni supera 1,2 miliardi di Euro l’anno, aggiuntivi rispetto ai contributi al peacekeeping ONU; - circa 400 caschi blu italiani sono impegnati nelle operazioni direttamente condotte dalle Nazioni Unite, nei Balcani (UNMIK), in Medio Oriente e Nordafrica (UNIFIL, UNTSO, MINURSO), in Africa (UNMEE/Etiopia-Eritrea) e in Asia Centrale (osservatori militari lungo la frontiera India/Pakistan). Inoltre, il 7 aprile 2005, il Consiglio dei Ministri ha autorizzato la più recente e ventiseiesima missione dell’Italia all’estero: l’invio di circa 220 militari italiani in Sudan inquadrati nel contingente di 10.000 caschi blu impegnati in quel Paese. La decisione dell’Italia è stata presa in base al mandato Onu e agli aspetti umanitari della missione. Il compito della missione Onu è quello di vigilare, con il consenso delle parti sull’attuazione degli accordi di pace per il Sudan sottoscritti a Nairobi dal Governo di Kartoum ed i ribelli del Sud. L’invio dei caschi blu in Sudan è stato deciso dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 1590 del 24 marzo 2005; - un sostegno significativo ai progetti di disarmo, sminamento, riabilitazione, assistenza umanitaria e ai rifugiati condotti da Fondi, Programmi e Agenzie delle Nazioni Unite, che divengono sempre più componenti essenziali del processo di “peacebuilding” con il quale si intende consolidare il successo delle missioni di pace; - infine, un crescente raccordo tra le capacita’ militari e civili europee di risoluzione delle crisi e le Nazioni Unite. In questo senso, la Presidenza italiana dell’Unione Europea ha promosso la Dichiarazione quadro UE – ONU (“Joint Declaration”) sulla cooperazione nella gestione delle crisi sottoscritta il 24 settembre 2003 a New York . Il nostro Paese partecipa a diverse iniziative europee che contribuiscono a rafforzare le missioni di peacekeeping/ peacebuilding delle Nazioni Unite, tra cui: - gli EU battlegroups. Nel quadro di costituzione di questa prima importante forza di intervento rapido (in grado di essere schierata entro cinque/ dieci giorni dalla decisione politica), che dovrebbe cominciare ad essere operativa nel corso del 2005, l’Italia ha messo a disposizione un battlegroup nazionale. L’Italia partecipa inoltre ad un battlegroup multinazionale anfibio (con Spagna, Portogallo e Grecia) e ad uno multinazionale terrestre (con Slovenia e Ungheria); - la Gendarmeria europea. L’iniziativa e’ stata lanciata al Vertice di Noordwijk nel settembre 2004 dai cinque Paesi europei dotati di forze militari con compiti di polizia (Italia, Francia, Paesi Bassi, Spagna e Portogallo). Il quartiere generale della EGF ha sede a Vicenza. Una volta costituitasi, anche la gendarmeria europea potrà, se del caso, essere impiegata in missioni di pace ONU; - la creazione di una civilian capacity in crisis management. Da parte della Direzione generale per l’integrazione europea del MAE (DGIE) e’ stata avviata una riflessione, interdirezionale prima ed interministeriale poi, volta a creare un roster nazionale di capacita’ civili della Pubblica Amministrazione utilizzabili in aree di crisi. Alla Conferenza di Impegno delle Capacita’ Civili (CAGRE novembre) svoltasi in ambito PESD l’Italia ha offerto un contributo di 2259 unita’; - il sostegno alla Peace Facility for Africa. L’Italia partecipa con circa 37,5 milioni di dollari (pari al 12,5 % del totale) al programma denominato “Peace Facility for Africa” lanciato dall’UE per finanziare lo sviluppo delle capacita’ autonome dell’UA e delle altre organizzazioni regionali e subregionali africane nella conduzione di missioni di peacekeeping/ peacebuilding. In questo ambito sono stati organizzati due corsi uno a Torino, l’altro a Brindisi cui hanno partecipato circa 70 ufficiali provenienti da numerosi Paesi africani nell’ambito delle strutture dell’UN Staff College di Torino. Un’altro corso è stato, inoltre, realizzato da UNDESA, Universita’ di Sant’Anna e Universita’ Legon di Accra. Infine, è in fase di avanzata elaborazione la costruzione presso la Scuola Carabinieri di Vicenza di un Centro di Eccellenza per la formazione di Peacekeepers africani. La presenza italiana in Iraq La Presenza italiana in Iraq e’ una missione di peacekeeping a carattere multidimensionale con una forte componente umanitaria e di assistenza alle autorità locali. Essa trova la sua legittimazione della Risoluzione 1483 e nella Risoluzione 1546 dell’Onu e si iscrive nel solco della tradizione italiana di contributo alla stabilizzazione e ricostruzione dei paesi colpiti dalla guerra. La Missione italiana in Iraq è stata istituita con la Legge 219 del 1 agosto 2003, che assegna precise funzioni al nostro contingente, fra cui quello di concorrere, con gli altri Paesi della Coalizione, a garantire le condizioni di sicurezza e stabilità necessarie a consentire l'afflusso e la distribuzione degli aiuti umanitari e contribuire, con capacità specifiche, alla condotta delle attività di intervento più urgenti per il ripristino delle infrastrutture e dei servizi essenziali. Con l'assunzione della piena responsabilità da parte del Governo Interinale Iracheno, dopo il 28 giugno 2004, l'attività del Contingente italiano ha peraltro acquisito spiccata connotazione di supporto alle Autorità locali. Il Contingente nazionale è sotto il controllo operativo del Comandante della Divisione Multinazionale a guida Britannica, con la responsabilità dell'area della Provincia di Dhi Qar, che ha come capoluogo Nassiriya. Il contingente, composto da circa 3.200 militari, si basa su varie componenti di Forza Armata: Esercito, Marina, Aviazione ed Arma dei carabinieri. Il contingente italiano è collocato presso Camp Mittica, all'interno del Compound Family Quarters nei dintorni di Nassiriyah, al cui interno sono inserite anche unità della Romania. Le nostre forze assolvono tutta una gamma di attività previste per il conseguimento della missione assegnata, che investono sia il settore della sicurezza che quello della ricostruzione. Tra le prime, pattugliamenti a breve e a lungo raggio, per il controllo del territorio, presidio di obiettivi sensibili, esecuzione di Check point, e, importantissimo, il sostegno concreto alla ricostruzione dell'intero comparto sicurezza iracheno, sia a livello centrale che locale, anche attraverso attività di formazione delle nuove forze di polizia irachene. Per quanto riguarda le seconde, rivolte al soddisfacimento di esigenze essenziali della popolazione, hanno avuto fin dall'inizio una articolazione che consente di svolgere progetti, interventi sanitari urgenti sulla popolazione nonché ulteriori interventi anche in settori tipicamente non militari (giustizia, istruzione, sanità, servizi pubblici, pubblica amministrazione). In tali ultimi settori operano gli "Specialisti Funzionali”, esperti formati in ambito militare provenienti dal mondo civile (operazioni CIMIC). Le principali attività che il Contingente ha svolto fin dall’inizio della missione e continua a svolgere in termini di sostegno umanitario e di ricostruzione riguardano: - assunzione di personale locale per la pulizia delle strade e lavori di sistemazione; - redazione di piani di prelevamento e di distribuzione della benzina, assicurando il normale svolgimento delle attività connesse ed impedendo il proliferare del mercato nero; - esecuzione di lavori di ripristino e miglioramento della stazione elettrica di Nassiriya per consentire l'adeguata erogazione di energia; - redazione di un piano per la salvaguardia dei siti archeologici dell’area di responsabilità; - redazioni di piani sanitari in supporto alle strutture ospedaliere locali (fornitura di medicinali, attrezzature sanitarie, potabilizzatori, ecc.); - assistenza sanitaria specialistica alla popolazione e medicina preventiva presso le scuole dell'area di responsabilità; - assicurazione del corretto pagamento delle pensioni agli ex dipendenti pubblici ed agli ex militari; - supporto all'operato delle organizzazioni governative e non in termini logistici e di sicurezza; - attività di supporto alla Cooperazione del Ministero degli Esteri per la realizzazione di un “progetto multisettoriale nella provincia di Dhi Qar”, riguardante i settori sanitario, agricolo, e dell'istruzione; - distribuzione di aiuti umanitari provenienti da vari “donors” nazionali con relativo trasporto strategico e tattico.

Nessun commento:

Posta un commento